domenica 7 giugno 2015

Will Hunting - Genio ribelle (1998) - di Gus Van Sant con Matt Damon, Robin Williams, Minnie Driver, Stellan Skarsgard, Ben Affleck.

Will Hunting - Genio ribelle è un grande e commovente racconto di formazione diretto con forza e semplicità da Gus Van Sant.

A Boston un giovane ragazzo, Will Hunting (Matt Damon) fa le pulizie all'Istituto di Tecnologia. E' iracondo, rissoso, bullo. Ma è un pazzesco genio matematico. Un professore lo nota e lo manda da un amico psicanalista (Robin Williams) per vedere se è possibile toglierlo dalla strada e permettergli di inserirsi nel sistema sfruttando le sue immense potenzialità.

Matt Damon.
Vincitrice di un Oscar per la sceneggiatura, il film è la storia dell'irriducibile diversità di un ragazzo geniale che trova nel psicanalista Sean, uomo dal passato complesso e doloroso, il suo collegamento con il presente e con la società verso la quale egli si sente un incluso-escluso.

Will è infatti un ragazzo con difficoltà relazionali che il suo genio acuisce. La sua straordinaria memoria fotografica, il suo genio matematico che gli permette di risolvere problemi in pochi minuti sui quali gli studenti si applicano per anni senza riuscire, la sua capacità dialettica con grande spessore culturale disorienta tutti i suoi coetanei tranne lo sparuto gruppetto di amici che lo conoscono bene e riescono ad instaurare con lui un rapporto paritario.

Seduta dopo seduta, Sean riuscirà ad aprire una breccia nella corazza d'acciaio del ragazzo scoprendone le inconfessabili fragilità, e rendendosi sorprendentemente conto di quanto questo incontro permetta anche a lui di dare voce al proprio mondo interiore e ad avvicinare il suo passato al suo presente. I due provengono dallo stesso ambiente, hanno alle spalle dolorose storie familiari e dopo le titubanze iniziali riescono ad instaurare un rapporto sincero e proficuo.

Alla fine Sean si impegnerà persino a proteggere il ragazzo dall'ira e dal senso di frustrazione del professore che si vede fare beffe da Will per i colloqui di lavoro che gli procura e che lui rifiuta arrivando a mandare i suoi amici al suo posto e che si vede addirittura superato nel suo campo per i progressi compiuti dal ragazzo.

Un film intelligente e attento alle psicologie dei personaggi, eccellente nel focalizzare quanto possa essere impresa improba il mettere assieme le regole della società con interpreti dall'intelligenza superiore e che esercitano l'anti-banalità come ragione d'essere.



giovedì 4 giugno 2015

Charlie Chan, la saggezza orientale nei gialli anni 30.

Charlie Chan, i nostalgici come me non mancano di ricordarlo, è un pezzo di storia del Cinema.

Il serafico e inesorabile ispettore della polizia di Honolulu, con una pazzesca lista di 14 figli che, in particolare il primogenito, spesso lo accompagnano nelle sue avventure. Dotato di saggezza, pazienza e humour, trovò l'ispirazione per la sua figura dai romanzi di Earl Derr Biggers.

Sedici film dal 1931 al 1937 (quattro dei quali andati persi). Titoli come "L'ora che uccide", "Il Terrore del Circo", "Charlie Chan a Reno", "Charlie Chan e la città al buio", "Charlie Chan e il pugnale scomparso", "Charlie Chan e il delitto a New York"....film gialli nel significato più puro di questo genere cinematografico da tempo in disuso in quanto il giallo non è più solo giallo ma è thriller.

Ma, come detto, film non privi di un filo ironico a volte sottile e a volte più marcato.
Film con un omicidio e tanti indiziati. Sarà sempre la metodocità, la cortesia, l'umiltà, la pazienza e la fermezza del detective orientale, nativo della Cina ma ben presto stabilitosi con la famiglia alle Hawaii, che smaschererà il colpevole al primo passo falso.

Warner Oland.
Sidney Toler.













E' indescrivibile vedere oggi questi film. In profondo bianco e nero ma con una fotografia più che nitida, che hanno quel sapore di cinema pulito, di altri tempi, poggiato solo sulla forza del racconto e dell'indagine investigativa, sull'abilità recitativa. Senza effetti speciali e senza la malizia che oggi contraddistingue tanti titoli alla ricerca costante del sensazionalismo.


Gli interpreti più noti dei film di Charlie Chan sono stati Warner Oland (1880-1938) e Sidney Toler (1874-1947).

Con tutto il cuore e con un velo di malinconia rendo omaggio a questo genere, questi attori e questi film che hanno accompagnato la mia infanzia cinematografica per tante domeniche mattina sulla Rai.

martedì 2 giugno 2015

Carlito's Way (1993) - di Brian de Palma con Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, John Leguizamo, Viggo Mortensen.

Girato dal maestro Brian de Palma, barocco e visionario come Michael Mann, Carlito's Way è un noir avvincente e anticonvenzionale nella scansione ritmica e nell'anomalia esistenziale dei protagonisti: immensi Al Pacino e Sean Penn.


Al Pacino (Carlito Brigante).
Carlito (Al Pacino) è una leggenda nella Harlem ispana di New York. Dopo essere stato condannato a 30 anni ed averne scontato solo 5 grazie ai magheggi del suo amico e avvocato di origine ebrea Kleinfeld (Sean Penn), scopre che il suo quartiere è cambiato al punto da non andargli più bene. Culla un sogno, che sa di poter concretizzare solo finchè gli restano intatti l'onore e la vita: cambiare aria andando in un posto esotico e guadagnandosi da vivere onestamente facendo l'autotrasportatore e portando con se la bella Gail (Penelope Ann Miller), il suo grande Amore prima della detenzione e che ritrova dopo averla lasciata.

A Carlito mancano i soldi, ma riesce a racimolarne una parte uscendo illeso grazie alla sua astuzia da uno scontro a fuoco dove un suo giovane e ingenuo cugino che fa il corriere per lo spacco di cocaina viene ucciso. Per il resto, il suggerimento arriva da Kleinfeld; prima con i guadagni di un locale notturno da loro gestito e poi con un favore verso l'avvocato che consentirà a Carlito di saldare il debito in essere. Ma la faccenda si complicherà a seguito di un drammatico colpo di scena.

Carlito è un uomo di principi, cui la vita sembra voler dare una seconda chance. Che si rivelerà molto difficile da concretizzare: lui cerca di allontanarsi dalla strada, ma implacabilmente la strada lo ributta dentro.

Naturalmente questi sono i presupposti perfetti per proporre un genere cinematografico di crescente drammaticità come il gangster-movie, come preveggenza dell'incontro del personaggio principale con un destino fatale. Egli non si pone al pubblico come personaggio negativo, pur con un turbolento passato. Anzi, ha molti tratti similari alla "superiorità" dell'eroe nobile rispetto agli uomini comuni, e si muove in modo tanto programmatico e con modi così manierati da spingere lo spettatore a idealizzarlo e tifare per lui, auspicando in una sua vittoria nella necessaria battaglia per sfuggire ad un destino criminale.

Come dicevamo, Al Pacino e Sean Penn in stato di grazia. E come dicevamo, ad un certo momento il colpo di scena. Che legherà a doppio filo le loro vite, e che determinerà un effetto-domino nel susseguirsi degli avvenimenti, fino agli ultimi 20 minuti da antologia e densi di pathos, degna conclusione di una battaglia combattuta fino all'ultimo secondo.

Mery per sempre (1989) - di Marco Risi con Michele Placido, Claudio Amendola, Francesco Benigno, Tony Sperandeo.

Con questo film, Marco Risi inaugurò la nascita di una nuova attenzione del cinema italiano verso il realismo di denuncia.

"Mery per sempre" è un duro ritratto della vita all'interno del riformatorio minorile "Malaspina" di Palermo. Una spietata e cruenta fotografia delle condizioni di vita, del clima di sopraffazione dove vive la legge del più forte, delle tormentate vite di ragazzi la cui fanciullezza è stata stroncata da una vita che li ha resi già disillusi e naturalmente propensi alla violenza e alla delinquenza.

In questo contesto trova sua naturale collocazione la figura del professor Terzi (Michele Placido) che accetta un ruolo apparentemente degradante per un insegnante: non per lui, che vuole percepire di persona la degradazione ambientale dell' "università della violenza". Ma non solo egli troverà tutte le conferme che si aspettava: capirà che gli agenti di custodia, servitori dello Stato incaricati di reprimere la violenza, saranno proprio coloro che,come prassi quotidiana commetteranno analoga violenza verso i ragazzi che dovrebbero riabilitare.
Una scena del film all'interno dell'Istituto: in primo piano Tony Sperandeo.
Quella del professor Terzi è quindi la figura chiave attorno alla quale ruoteranno le vicende dei ragazzi e dell'istituto. Con il carattere intenso e viscerale proprio del Michele Placido entrato nel cuore degli italiani ne "La Piovra" nelle vesti del commissario Cattani, con una recitazione capace anche di toni dimessi, la sua sarà una lotta disperata e apparentemente senza speranza nel tentativo di risvegliare le coscienze dei ragazzi che hanno ormai interiorizzato la mentalità mafiosa con il fatalismo di chi sa che ogni altra strada nella vita gli è preclusa.

Rozzi, incolti, depravati, irrispettosi e violenti; cicatrici, sguardi spenti e vestiti miseri: tutti subordinati a Natale (Francesco Benigno), il "maschio dominante" dei minorenni e colui che materializzerà brutalmente la violenza e il crudo modo di essere davanti al professor Terzi il "democratico". Questo confronto ravvicinato tra educatore e vita perduta si materializza in questo drammatico colloquio:

Prof. Terzi (rivolto alla classe e con la mano poggiata sulla cartina della Sicilia):
"Questa è terra vostra...ed è anche terra mia....un'isola così bella....gli antichi dicevano che qui il sole aveva la sua casa. Ed era anche una terra ricca di foreste, di fiumi, di.....Antonio, tu li conosci i fiumi della Sicilia? Puoi venire qui? Dai, leggi ad alta voce".

Antonio legge dalla cartina i fiumi della Sicilia: Alcantara, Simeto, Anapo.....nel frattempo Terzi si siede sopra la scrivania, al suo fianco Natale che inizia a pasticciargli le braccia con un pennarello.

"Perché ti sei fermato? Vai avanti, Antonio...."

Natale continua a pasticciare le braccia di Terzi che lo lascia fare, e nel frattempo si rivolge a Mery:

"Mery...hai sentito quello che ha detto Antonio? Allora, secondo te la Sicilia è una terra ricca di fiumi?". Mery annuisce..."si, è ricca...".

Prof. Terzi, con Natale che in piedi inizia a pasticciargli il collo e l'altro braccio:
"Lo era...tanti anni fa l'uomo ha distrutto le foreste e allora l'acqua....come dire, quasi per paura si è andata a nascondere nelle viscere della Terra....e allora ci sono voluti i pozzi per tirare fuori l'acqua. E di chi sono questi pozzi?

Terzi chiede ai ragazzi dove abitano, e se da loro c'è l'acqua: nella migliore delle ipotesi, l'acqua è razionata.

In ultimo Terzi si rivolge a Natale che continua a pasticciarlo sul volto e infine sulla bocca.

"Natale, ci sta l'acqua a casa tua? Non c'è, vero...? E lo sai perché non c'è? Lo sapete perché non c'è l'acqua? Perché in Sicilia c'è la mafia. E la mafia, negli anni, attraverso l'acqua ha stabilito il suo dominio sulle campagne. E in nome dell'acqua ha ricattato, ha derubato, ha ucciso contadini, pastori, povera gente. I vostri padri. I vostri nonni. E poi sapete cosa ha fatto? Ha riempito quest'isola di cemento, ci ha costruito dei quartieri senza alberi, dei quartieri per voi. Il CEP, lo Zenno, Borgonuovo....ma quel che è peggio, vi ha modificato qui dentro, nella testa....ecco perché tu adesso trovi giusto che Claudio sia punito...ecco perché ti credi più forte di me....ecco perché credi facendo questo di umiliarmi davanti ai tuoi compagni....(Terzi afferra la mano di Natale che brandisce il pennarello)....ma tu non sei più forte di me...no....tu lo sai cosa sei? Tu sei soltanto più vigliacco....perché ci vuole più coraggio ad essere un sette carati con un padre ammazzato ed un fratello in prigione che essere uno come te."

(Terzi esce dall'aula. Silenzio. Natale scosso e a capo chino).


La sincera attenzione che il professor Terzi dimostrerà verso i ragazzi e le loro vicende personali riuscirà a fare breccia in ognuno di loro: la morte di uno di loro, Pietro (Claudio Amendola) che cercherà il professore dal suo letto di ospedale prima di morire davanti a lui in un ultima disperata richiesta di aiuto, porterà Terzi nell'istituto nel cuore della notte, probabilmente l'unica persona capace di stare in mezzo ai ragazzi ancora più esasperati dall'inasprimento delle restrizioni nei loro confronti, e probabilmente l'unico capace di fronteggiare da solo il branco uscendone in quel momento vivo.

Film rimproverato da alcuni suoi critici per una visione a loro dire eccessivamente pessimistica della vita, ha in realtà saputo offrire uno spaccato realistico delle cosiddette "vite perdute" del profondo sud, non carnefici ma vittime di un sistema iniquo e crudele che li spinge verso l'autodistruzione.

Il film ha un sequel, Ragazzi fuori, girato l'anno successivo e che ripercorre le vite dei ragazzi una volta usciti dall'istituto.

lunedì 1 giugno 2015

Affari sporchi (1990) - di Mike Figgis con Richard Gere, Andy Garcia, Laurie Metcalf, Nancy Travis, Annabella Sciorra, William Baldwin.

Il regista Mike Figgis.
Mike Figgis, regista inglese a suo agio nel disegnare atmosfere morbose e drammatiche, propone in questo film un anomalo scontro poliziotto-poliziotto.
Da una parte un poliziotto corrotto e perverso, Dennis Peck, che rivela un lato tenero e vulnerabile con i figli (Richard Gere).
Dall'altra un agente della commissione Disciplinare (Raymond Avila, interpretato da Andy Garcia) che indaga su di lui, con l'aiuto di Amy Wallace, una spiccia e determinata poliziotta (Laurie Metcalf).
E' uno scontro che ben presto diventerà ragione d'essere per Raymond Avila. Il suo ex compagno d'accademia Van Stretch (William Baldwin), fragile e volubile poliziotto alle prese con problemi coniugali, si rivelerà ben presto essere una semplice pedina nelle mani di Peck. Ma è quest'ultimo, implacabile donnaiolo e seduttore, ricilatore di denaro, organizzatore di truffe e in grado anche di commissionare omicidi, che minerà la vita, il matrimonio e persino l'equilibrio mentale di Avila.

Figgis, ex militante di un gruppo rock, utilizzerà questa sua esperienza per musicare diversi suoi film, tra cui anche questo riuscito noir/poliziesco.
A sorpresa si può ammirare per qualche istante l' Elijah Wood bambino, futuro attore di successo.

domenica 10 maggio 2015

JFK Un caso ancora aperto (1991) - di Oliver Stone con Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Kevin Bacon, Gary Oldman, Joe Pesci, Sissi Spacek, Michael Rooker, Donald Sutherland.

JFK sulla limousine presidenziale.
JFK, una grande pellicola di Oliver Stone sull'omicidio accaduto di fronte a tutto il mondo e il mistero che ancora lo avvolge. Uno straordinario esempio di cinema civile che brilla per la potenza del racconto, la precisione della ricostruzione storica e il sapiente collage di materiale originale (colore, b/n e video) che si materializza in un montaggio perfetto. Tutto questo, oltre al meritato successo, al plauso della critica e ai meritati premi, ha generato un dibattito nazionale che ha portato nel 1992 alla Divulgazione degli Atti e dei Materiali Istruttori relativi all'assassinio.
Il racconto è elaborato dal punto di vista di Jim Garrison, al tempo procuratore distrettuale di New Orleans e che riuscì, caso unico e quindi fatto storico, a portare in tribunale il "caso Kennedy" evidenziando la teoria del complotto interno.
22 Novembre 1963: l'omicidio di Kennedy a Dallas sconvolge l'America e il mondo. Garrison viene a sapere che Lee Harvey Oswald, incriminato per l'omicidio del presidente, aveva frequentato per diversi periodi proprio la città di New Orleans e svolge delle indagini preliminari per verificare le amicizie di Oswald. Una di queste sembra David Ferrie, un eccentrico e ambiguo pilota di aerei privati che non convince il procuratore con la sua deposizione. Ma pochi giorni dopo anche Oswald viene assassinato da Jack Ruby, altro singolare personaggio legato ad ambienti loschi a Dallas, e le indagini fatalmente si interrompono.
Circa tre anni dopo Jim Garrison ha una conversazione in aereo con un senatore che gli evidenzia le contraddizioni e la superficialità della Commissione Warren (che emise rapporto ufficiale sull'inchiesta stabilendo che Lee Harvey Oswald fu l'unico attentatore). Garrison a questo punto decide di leggere tutti i volumi redatti dalla Commissione, non mancando di rilevare delle inimmaginabili superficialità e lacune.
Coinvolgendo tutto il suo staff, Garrison decide di interrogare diversi personaggi vicini a Oswald e Ferrie. Un indizio dopo l'altro convincerà il procuratore, che finisce con il trascurare la propria famiglia completamente immerso nel caso, quanto sia impossibile che Oswald abbia agito da solo ma che invece esistano chiaramente delle connivenze con le Istituzioni, lo Stato Maggiore delle Forze Armate, la mafia, la CIA e l'FBI.
Sul procuratore cominciano a piovere avvertimenti e minacce: anche alcuni membri del suo staff ritenuti più malleabili subiscono delle pressioni per abbandonare le indagini. Ma Garrison è ostinato e deciso a scoprire la verità: riceve una ulteriore e decisiva spinta a seguito di un drammatico colloquio con "X", l'ex capo dimissionario delle operazioni in nero ("Black Ops"):

X:  "[...] tutto quello che sto per dirle è classificato Top Secret. Io ero un soldato, signor Garrison. 2 guerre. Ero uno di quei personaggi del Pentagono che forniscono materiale militare, aeroplani, munizioni, fucili...per tutto ciò che viene chiamato operazioni in nero o "Black Ops: attentati, colpi di stato, elezioni truccate, propaganda, guerra psicologica e così via. [...] mi chiesi perché avessero mandato me, il capo delle operazioni speciali, a fare un lavoro laggiù al Polo che chiunque altro avrebbe potuto fare. Mi chiesi se non fosse perché, se fossi rimasto a Washington, uno dei miei compiti sarebbe stato organizzare i servizi segreti in Texas e decisi di controllare. E infatti scoprii che qualcuno aveva detto al 112° Gruppo di Spionaggio Militare a Fort Sam Houston di smobilitare quel giorno (22 Novembre 1963, ndr) malgrado le proteste del Colonnello Reich, comandante del reparto. La procedura standard prevede, soprattutto in una città ostile come Dallas, il rinforzo del Servizio Segreto. Noi non avremmo permesso la rimozione della cappotta della limousine, e avremmo sucuramente dislocato almeno 100-200 agenti sul marciapiede. Solo un mese prima, a Dallas, avevano sputato all'ambasciatore all'ONU A.Stevenson. C'erano già stati attentati contro De Gaulle in Francia. Noi saremmo arrivati a Dallas in anticipo, avremmo studiato il percorso, ispezionato gli edifici. Non ci sarebbero state tante finestre spalancate su Dealey Plaza, mai! Avremmo appostato i nostri cecchini in tutta la zona, ogni finestra aperta sarebbe stata segnalata. Avremmo controllato la folla: niente pacchi o giornali arrotolati e soprabiti sul braccio. Non avremmo permesso a nessuno di aprire un ombrello, né alla limousine di rallentare fino a 16 Km/h né tantomeno di prendere quella curva tra Houston e Elm Street. Si sarebbe sentita la presenza dell'esercito per le strade quel giorno. Ma è andata diversamente: vennero violate le più fondamentali regole precauzionali che abbiamo e questa è la migliore indicazione che ci fu un massiccio complotto a Dallas. [...].

X, inoltre, evidenziò a Garrison di come l'industria bellica americana poteva proliferare solo con la guerra, e lo stato maggiore delle Forze Armate era già consapevole che Kennedy volesse interrompere la guerra in Vietnam e organizzare il rientro delle truppe.

Da questo momento la battaglia di Garrison entrò nel vivo: venne incriminato Clay Show, uomo d'affari di New Orleans sospettato di essere coinvolto nella macchina organizzativa dell'attentato.

Un film appassionante e con un ritmo incalzante e coinvolgente. La Storia scritta nuovamente, forse non meno amara dell'originale ma non più contenuta nelle fredde parole di un rapporto: consegnata invece al popolo, perché sappia tenere sempre alta l'attenzione verso lo strapotere dei governi.


domenica 5 aprile 2015

Poliziotti (1995) - di Giulio Base con Claudio Amendola, Kim Rossi Stuart, Michele Placido, Nadia Fares, Stefania Rocca, Luigi Diberti.

Torino, piazza San Carlo di notte. Altra protagonista del film.
Tratto da un fatto di cronaca degli anni '70 rivissuto nella Torino degli anni '90.
Lorenzo (Claudio Amendola) è un agente dell'antidroga dai metodi decisamente spicci e fuori ordinanza che gli hanno procurato un trasferimento a Torino dove deve sorvegliare un detenuto, Sante Carella (Michele Placido), in ospedale per un tentativo di suicidio. Qui conosce e fa coppia in servizio con Andrea (Kim Rossi Stuart), un ragazzo dolce e malinconico reduce da una delusione amorosa. Durante un turno di guardia, con Lorenzo assente per regolare un conto personale, Andrea si lascia convincere da Sante ad accompagnarlo all'esterno per vedere la sua donna, Stella (Nadia Fares). Sarà un ben riuscito inganno che porterà delle devastanti conseguenze....
Giulio Base dirige ottimamente un cast di attori italiani di prim'ordine, riuscendo a contenere lo straordinario carisma di Michele Placido salvaguardando così la sua autonomia di regista e valorizzando al massimo le performance di Claudio Amendola, competamente a suo agio come poliziotto da strada un po' sopra le righe, e di un Kim Rossi Stuart convincente nella sua parte di ragazzo un po' problematico e vittima della propria bontà d'animo.
Una produzione italiana, quindi, ma un film influenzato da modelli americani e attraversato da un ritmo narrativo insolito per il panorama italiano.
La scena di Sante che si vendica verso "l'infame che lo ha venduto...." sembra richiamare De Niro in "Heat - La Sfida" (pure del 1995) quando De Niro va a vendicarsi del riciclatore Van Zent. Ed è costante e ben congegnato il mischiare azione e atmosfere, che raggiunge il suo apice dopo la drammatica sequenza al rallentatore, da antologia, del dramma personale di Andrea.
Senza trascurare l'introspezione dei singoli personaggi e le loro passioni, speranze, battaglie personali, vendette e frustrazioni, il film riesce ad avere nella sua parte finale un ritmo incalzante e "compresso", che contrasta con i ritmi più compassati e dilatati normalmente proposti in produzioni del genere. Una Torino di notte magica e avvolgente è una cornice perfetta, spettacolare e drammatica.